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VOYAGE PITTORESQUE Vue de la Ville de Strongoli

VIAGGIO PITTORESCO

da "VOYAGE PITTORESQUE DE NAPLES ET DE SICILIE"

di  Jean Claude Richard  Abbè De Saint-Non,

meglio noto come Abbè De Saint-Non (Parigi, 1727 - 1791 )

 Calabria Citeriora. Strada da Corigliano a Squillace, l'antica Scyllatium, passando per melissa, Strongoli, Cotronei, Capo delle Colonne e Catanzaro.

 STONGOLI è l'antica Petelia, repubblica greca che resistette ad Annibale e restò sola, di tutta la Magna Grecia, fedele ai romani. La città era situata assai vantaggiosamente su un'alta montagna fortificata dalla natura, e con muraglie di quindici piedi di spessore.

     "...Si scorgono, arrivando a Strongoli, vestigia della ricchezza e della magnificenza dell'antica Petelia; tutti i suoi dintorni sono ancora seminati di frammenti e di pezzi di colonne scanalate i cui capitelli erano di ordine dorico e del tipo di quelli di Pestum. Vi si trova anche una grande quantità di colonne intere di granito d'Egitto, indistruttibili dal tempo, intrasportabili per il loro peso, e che divengono per la loro natura indissolubile, gli archi dell'universo. Se se ne fosse voluto fare uso per qualche costruzione moderna, si sarebbe avuto di che decorare un grande tempio, o dare a un palazzo un carattere che non ha alcun edificio esistente nel paese.
Vedemmo, sulla piazza pubblica, il piedistallo d'una struttura di marmo di Paros, sul quale la città di  Petelia aveva fatto incidere il testamento d'un suo abitante, nominato Parmenion. Vi si vede che questo Parmenion aveva legato la gran parte dei suoi beni alla repubblica; ma l'iscrizione essendo assai lunga, non potemmo copiarla, e ci contentammo di prenderne una in carattere greci che si trovava sulla porta di una casa della città, quantunque non avesse altro merito che la sua antichità (1).

     Ci dicono che si trovano sovente nei dintorni di Strongoli medaglie d'oro e d'argento, ma non ci restano lungo tempo: l'ignoranza e l'avarizia della gente del paese rendono nulla quasi tutte queste scoperte interessanti. Gli stessi Cappuccini giungevano a fondere una medaglia d'oro di oltre un pollice di diametro per avere una campana di più, e nel timore che il Principe la chiedesse loro.

     Vi era in casa di un particolare della città un piccolo idolo d'oro di tre pollici; sfortunatamente egli era in viaggio, e fu impossibile vederlo; tutto ciò che fu possibile mostrarci fu una medaglia in bronzo, rappresentante da un lato la testa di Pirro, e dall'altra una testa di donna coronante l'eroe, con il motto <<Petilie>>; ciò che potrebbe provare che questa antica repubblica non era alleata dei Romani del tempo di Pirro, o che essa non era stata loro così fedele al tempo di questo eroe come al tempo delle guerre di Annibale.

     I terremoti hanno, in diverse epoche, talmente sconvolto il suolo di Strongoli, tutto formato di colline, di vallate e di eminenze, che sarebbe difficile di giudicare attualmente della grandezza e della forma dell'antica città. Le scosse vi sono state così forti, che gli avanzi di muraglie antiche [vedi foto 1] di cui si trovano resti ancora quasi interi, benché posati sulle rocce, e di quindici piedi di spessore, sono assolutamente inclinati e completamente fuori di equilibrio. Non ci hanno potuto assolutamente dare alcuna informazione sulla storia della distruzione di Petelia, né come ed in quale tempo ha preso il nome di Strongoli. Tutto ciò che si può sapere, è che il castello che è così povero di forme come di costruzione, essendo riedificato nella parte più scoscesa e dominante sul paese, i Principi, che vi risiedevano una volta, potevano, difendersi. Ma al tempo della conquista del reame di Napoli, il re cattolico si portò via i cannoni, come quelli di Melissa e di tutte le fortezze dei baroni di questa parte della Calabria. Si può credere che prima di questo tempo, e mediante questi ricoveri inaccessibili, i baroni napoletani potevano facilmente fare  conoscere il loro malcontento e abbandonare la corte, alla quale temevano di dispiacere meno che oggi.

     Tannucci, ministro poco amato durante la sua vita, ma che, a ben guardare, aveva un merito utilissimo a un governo monarchico, non è stato meno ardito rispetto ai monaci, così ricchi e così potenti come i baroni. Spesso, sulla nostra strada, incontravamo case religiose e non un religioso; ci dicono che queste case trovandosi ridotte a due o tre monaci, che consumavano tranquillamente le rendite delle loro fondazioni, senza essere di alcun utilità, il governo aveva giudicato a proposito di permettere ai feudatari di reclamare i legati dei loro antenati, ai signori di riprendere i loro diritti, e che in seguito il Re si era impadronito del resto.

     Per ritornare al Principato di Strongoli, apprendiamo che esso valeva cinquantamila lire di rendita, e sarebbe suscettibile d'un prodotto più considerevole se si facessero sfruttare le miniere di zolfo, di piombo, di mercurio, d'oro e argento che esistono nelle montagne; perchè vi è di tutto in Calabria, e di tutto in abbondanza: questo è forse il paese dell'universo più ricco e più fertile per tutte le specie di produzioni. Si è assai stupiti, con tanti vantaggi riuniti, di non trovare, nel mezzo di questi tesori della natura, che villaggi in rovina, abitanti poveri, senza vestito, portando quello della miseria, e con figure gracili o selvagge (2). 

     Lasciando Strongoli, discendemmo nella piana attraverso lo spazio da otto a nove miglia; arrivammo sui bordi del Neto, torrente più considerevole degli altri, e che si può chiamare fiume, poiché bisogna almeno una chiatta per attraversarlo. Dal bordo del Neto, avanzammo attraverso una piana di dodici miglia perfettamente unita, coltivatissima, e ove si raccoglieva, dal 22 maggio, lino e orzo..."   

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NOTE

1) La traduzione in francese è: "Sous le gymnasiarque, fils de Crittuis Minatus, on a place, a frais communus, le cendre de Marius Crittius Minatus". Questo Minatus doveva essere, secondo tutte le apparenze, alla testa di qualche ginnasio o collegio celebre dell'antica Petelia, poichè gli davano il titolo di ginnasiana.

2) Un prodotto della Calabria, di cui si fa oggetto di commercio assai considerevole è la manna. È a Cariati ed a Strongoli che si trova la migliore, e che vi si fanno le più forti raccolte. I proprietari degli alberi che la producano sono obbligati di venderla tutta al Re; quella della migliore qualità, che si nomina “in canola”, per due carlini la libbra, e quella che è inferiore, che si nomina “in frasca”, per otto grana. Questa rendita è affittata trentaduemila ducati.

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Jean Claude Richard  Abbè De Saint-Non, meglio noto come Abbè De Saint-Non (Parigi, 1727 - 1791 ), è stato un incisore, disegnatore, umanista, nonché archeologo, mecenate e viaggiatore francese. Per la sua opposizione alla bolla Unigenitus fu esiliato a Poitieres. Tra il 1759 e il 1761 visitò l'Inghilterra e successivamente l'Italia, rimanendo particolarmente impressionato del sud  Italia. Curò un'opera enciclopedica intitolata Voyage pittoresque de Naples et de Sicilie, dove riporta resoconti e impressioni di viaggio. Questa sua opera è illustrata con il diarista Dominique Vivant Denon nelle regioni della Magna Grecia.

Tra i libri più importanti del 700, il monumentale VOYAGE PITTORESQUE DE NAPLES ET DE SICILIE del Saint-Non si staglia lungo il crinale del tardo illuminismo e degli straordinari ritrovamenti di Ercolano e Pompei, che avevano concentrato l'attenzione degli studiosi europei sul patrimonio archeologico e paesaggistico del mezzoggiorno d'Italia.

Qui si ripubblica, corredata da una densa introduzione, la sezione calabrese dell'opera. Frutto della penna di Dominique Vivant Denon, che aveva ricevuto  l'incarico di guidare un manipolo di paesaggisti e di compilare un puntiglioso diario. Il viaggio in Calabria inizia nei primi di Maggio del 1778. Zigzagando qua e là, l'équipe visita località piccole e grandi, testimonianze archeologiche e quant'altro potesse entrare nel cerchio Denon e i suoi compagni: la grandezza di una terra millenaria in cui la natura continua a parlare il linguaggio della sublimità.

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2009 - Rubbettino Editore - Traduzione di Gustavo Valente - testo di Raffaele Gaetano

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