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A MADONNEDDRA di Viddràrivu

 Il Mese Mariano a Strongoli

Particolarmente vivo è nella mente degli strongolesi il mese di Maggio, dedicato alla Madonna. Infatti persiste in me il ricordo delle conicèddri 1 che, costruite in muratura, si trovavano negli angoli delle strade, poste in  ricordo di un particolare avvenimento o per venerare la Madonna o un Santo. Altre se ne  costruivano in legno da  persone adulte e venivano addobbate con  teli e drappeggi di colori vari, con predominanza del bianco e dell' azzurro, tanto da assumere l'aspetto di veri e propri altarini al centro dei quali era posto un quadro della  Madonna, che la famiglia del rione metteva a disposizione. Gli ornamenti erano arricchiti con l'aggiunta di vasi di fiori campestri e di lampicèddri 2 che la sera venivano accese per durare fino a tardi. Il tutto era posto su di un piano rivestito con una coperta di seta, messa a disposizione  da parte di una sposa della  ruga 3, coperta  che  faceva parte del suo corredo e che  veniva esposta solitamente in occasioni festose, come la nascita di un figlio od anche di particolari feste religiose.


All'ora del Vespro (a ra vimmarìa) mentre in Chiesa dopo la recita del Rosario don Nicodemo, all'epoca Parroco del Duomo, concludeva la funzione del Vespro con la Benedizione del SS. Sacramento, preceduto dal canto del "Tantum ergo", nei rioni dove erano allestiti gli altarini molte donne, insieme con i propri figli, vi si radunavano per recitare tutte le preghiere rivolte alla Madonna delle Grazie e concludevano col classico canto:


Mira  il tuo popolo, bella Signora,
che pien di giubilo oggi  t’ onora!


Ma la cosa che mi commuove di più a distanza di tanti anni è che, oltre a quegli altarini allestiti dagli adulti, ne improvvisavano altri i ragazzi utilizzando delle se-die, che ricoprivano con un panno bianco sul quale, all’altezza della spalliera, veniva appuntata una figurina della Madonna avuta in regalo da qualche sacerdote, mentre sul piano orizzontale veniva appoggiato qualche bicchiere contenente uno striminzito mazzetto di fiori di campo, una lampicèddra, che veniva accesa allo imbrunire e una  guantera 4. I ragazzi vi si radunavano, alternando le preghiere ai canti che concludevano con quella canzonetta cantata dagli adulti.


Delle conicèddri in muratura ne ricordo una in particolare, che si trova all’ingresso del paese in località viddràrivu 5, alle spalle di villa Olga. Ci si inoltra per uno stretto e contorto sentiero in discesa e dopo un centinaio di passi ci si trova davanti ad un tempietto, a sinistra del viottolo, con sulla facciata incastonata in una nicchia l'immagine della Madonna di Porto 6, dipinta nel 1993 dal pittore Franco Giordano. Proseguendo il cammino si incontrano i resti di una gorna 7, costruita  dal muratore mastro Francesco Lucente; si tratta di in una grossa vasca adibita a contenitore di acqua che serviva per alimentare un mulino, facilmente identificabile dall'esistenza dei ruderi che il tempo e i rovi hanno voluto conservarci. Se si scende ancora, volendo raggiungere la pianura, si notano i resti di un caseggiato che un tempo costituiva il rifugio notturno dei guardiani 8 di Massara (un proprietario di alcuni terreni della zona). In pianura, costeggiando il "Ruscello Valenza" e la "Strada Vicinale", ci si trova dinanzi ad un bivio che, a destra porta in località "Ai piedi della scala" ('mped'a scala) ed a sinistra in località "San Martino" (Santu Martìnu) da dove si può raggiungere la contrada "Dàttilo" (Dàttilu) deviando a sinistra e la contrada "Gigliolo" (Ghjigghjòlu) proseguendo diritto. A questo punto si è in prossimità della strada statale 106.


Se facile era il percorso in discesa, nonostante gli ostacoli di vario genere, infinitamente faticoso doveva essere il percorso inverso per quei contadini che la mattina all'alba si recavano nei campi per i lavori stagionali e la sera all'imbrunire, dopo una giornata di grosse fatiche, erano costretti ad affrontare quella salita per ritornare in paese. Niente era, però, altamente rassicurante quando, finita la faticosa salita, si scorgeva a distanza quella conicèddra: si dissolvevano come d'incanto tutti i loro sudori, la stanchezza, l'ansia di ritrovarsi in seno alla famigliola, perché  giunti in quel posto significava essere già  a casa.


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1. Edicole o altarini


2. Derivato da "lampa"= lampada; era una piccola lampada (lumino) fatta con un bicchiere di vetro riempito fino alla metà di acqua e poi di uno strato di olio sulla cui superficie era posto uno stoppino galleggiante che, acceso, produceva una fiammella costante e duratura fino all'esaurimento dell'olio. Il bicchiere doveva essere necessariamente di vetro, per poter controllare il livello dell'olio, e ripristinarlo allorché se ne ravvisasse la necessità. La "lampa" era posta sul comò davanti ai ritratti dei congiunti defunti quale simbolo di luce eterna.


3.  Rione


4. Era un vassoio che si usava anticamente per mandare il regalo agli sposi: coperto con un fazzoletto elegante di seta, conservato apposta, vi si mettevano soldi oppure un oggetto di valore, insieme con i confetti.


Si usava anche come recipiente, nel quale raccogliere i soldi della questua, posto ai piedi degli altarini che si improvvisavano per le vie del paese durante il mese di maggio dedicato al culto della Madonna.


5. Così era nomato il luogo, in contrada Pianette dietro l'attuale villa Olga, dove iniziava un sentiero, che, percorribile a piedi, si praticava per andare sia nelle campagne situate verso oriente, sia per andare al mare. Il suo percorso era molto tortuoso e ricco di folta vegetazione piena di rovi ed alberi di alto fusto tra i quali anche le querce; infatti era facile, percorrendo quel sentiero, assistere agli svolazzi di qualche ghiandaia marina (pica marina) che certamente vi nidificava.


6. Dalle notizie forniteci dalla signora Daltà Antonia, oriunda di Tiriolo, apprendiamo che la prima immagine, risalente al 1947, fu distrutta più volte dall'incendio provocato dai lumini, per cui fu rifatta tre volte da un certo Levato Giovanni e una volta dal pittore Aldo Codispoti. L'antica immagine riproduceva la Madonna delle Grazie, che deteriorata dal tempo, venne poi sostituita con l'immagine attuale scelta da alcuni devoti su tre immagini proposte e con il consenso di Don Nicodemo.


7. Si tratta di una grossa vasca adibita a contenitore di acqua che serviva per alimentare un mulino, del quale ancora oggi è possibile ravvisarne le tracce. 


8. Alcuni strongolesi ricordano uno di quei guardiani identificandolo nella persona di un certo Pantaleone Pirillo, il quale dopo avere smesso quel servizio intraprese il mestiere di tassista (più o meno negli anni cinquanta). 

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