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BARBERU - (U VARIVERU a ra strongulìsi)
ANTICHI MESTIERI BARBERU (Catasto Onciario 1741) - U VARIVÈRU a ra stronngulìsi (il barbiere) Il mestiere del barbiere è oggi nel nostro territorio poco praticato a causa dell’invenzione del rasoio elettrico, dei rasoi “usa e getta” per radersi la barba e del “taglia-capelli elettrico”, molto utile per il "fai-da-te" in casa. In tempi passati questo personaggio associava al suo mestiere altre attività, quali il cavadenti e l’infermiere, rivelandosi molto bravo nei salassi per mezzo della sanguisuga (a sannguetta). Caratteristica era la paziente attesa dei clienti che si attardavano riuniti in una piccola stanza arredata con l'indispensabile: due o tre sedie imbottite e regolabili in altezza provviste di braccioli e poggiatesta; altre sedie normali e una vetrina con dentro tutti gli attrezzi e un contenitore di zinco per l’acqua. Durante il periodo natalizio il barbiere usava regalare a tutti i clienti il classico piccolo calendario tascabile profumato, in cui erano descritti argomenti di lirica, cinema e canzoni, illustrato soprattutto con immagini di attrici seminude, che attiravano tanto l’attenzione di grandi e piccoli. Sulla prima pagina erano scritti, a grandi lettere, il nome del barbiere, il luogo dove si trovava ‘u salònu (il salone, così era chiamata la stanza dove riceveva i clienti), e gli auguri di buon Natale e felice Anno Nuovo. Le pagine erano legate con un cordoncino colorato. Gli adulti lo conservavano, gelosi, nel portafoglio curando di non mostrarlo alle proprie mogli, mentre gli adolescenti lo tiravano continuamente fuori dalle tasche per divorare con gli occhi quelle figurine licenziose. Prima di iniziare il lavoro il barbiere chiedeva ai clienti quale taglio di capelli desiderassero: n’accurciata, (un' accorciata); carusati, (rasati a zero); a ra tedesca, (corti dietro e più lunghi davanti); all’umbertu, (tutti in alto); a sfumari in tu zzicchettu (rasati con sfumatura alta sulla nuca) o lassàti cchiù llonnghi i d’avanti, ( cioè a ra Bobba) ecc. Subito dopo i preliminari, tolta la testera (il poggia testa) dalla sedia, stringeva attorno al collo la mantellina (piccolo mantello che serviva per protezione) e iniziava il suo lavoro usando abilmente a fròfficia e ru pettinu. Per fare la sfumatura, adoperava la machinetta (tagliatrice regolabile per capelli); per sfoltire i capelli usava a fròfficia a ddenti; per sfilarli o pareggiarli ‘u scardillinu, (rasoio a lama stretta); per bagnarli usava l’ampullina (ampolla di ottone contenente acqua). Infine, tolti i peli superflui del naso e delle orecchie e dopo aver dato n’addirizzata a ri mmustazzi (una piccola aggiustata ai baffi), spruzzava ccù nna pompetta (bottiglia con spruzzatore in gomma) cipria o borotalco, che subito eliminava ccu ra spàzzula (una pennellessa molto fine). Per radere la barba, al fine di ammorbidirla, faceva la saponata, affidata a ru discìpulu, il quale, quando non raggiungeva il volto del cliente, a causa della sua piccola statura, saliva subb'u scannicèddru (predellino di legno) e spargeva sul viso con il pennello (u pinneddru) il sapone contenuto int’a coppa (recipiente di ottone). La rasatura era prerogativa del mastru (il maestro) che, dopo avere affilato alla perfezione il rasoio (u rasùlu), iniziava il lavoro con abilità e competenza, curando con molta attenzione e delicatezza il passaggio di quello su alcuni punti del viso: com’u ganngarèddru (il mento), e sutt’u còddru, (sotto le mascelle), dove alcune volte provocava accidentalmente qualche taglietto, che disinfettava immediatamente con la matita emostatica (l'attagnasanngu). Se il rasoio si rivelava poco tagliente il barbiere lo passava più volte subb’a strappa (una striscia piatta di cuoio) sulla quale spargeva la pasta (composizione di cera chimica che la rendeva più liscia) oppure lo strisciava subb’a cùta (la cote). Per una rasatura più profonda, bisognava fare il contropelo (u cuntrapìlu), e per evitare eventuali infezioni sulla pelle veniva impiegato l’allume (un minerale composto di solfato e potassio). Per pulire il rasoio si usavano piccoli rettangoli di carta di giornale oppure le schedine della Sisal non utilizzate. Infine, con un attrezzo particolare munito di pompetta, si spruzzava un profumo per dopo barba che inondava tutta la stanza. VEDI SCHEDA COMPLETA IN ARCHIVIO. Gianni Bova Si ricordano i nostri barbieri: Mastru Italo Falvo ( Taluzzu) in via Roma Mastru Aurelio Costa ( De Francesco alimentari ) in piazza Vinci Mastru Francesco Costa ; col salone in via Monte, Filottete e poi in Corso B. Miraglia; Mastru Luigi De Angeli in via Rialto Midaglia o Miraglia in via Umberto I Mastro Raffaele Luzzaro in via Roma Mastru Giovanni Corace Via V. Emanuele III Mastru Luigi Caligiuri ? (natica giggiu) corso B. Miraglia Mastru Esposito Giuseppe e Domenico Torcasso Mastru Capogreco Giuseppe Mastru Esposito Salvatore Mastru Lidonnici Mastru De Tursi Pasquale
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