Strongoli.org - ARCHIVIO FOTOSTORICO BIBLIOGRAFICO - STRONGOLI
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1960/2010 - CINQUANTENARIO DEI XVII GIOCHI OLIMPICI
1960/2010 - CINQUANTENARIO DEI XVII GIOCHI OLIMPICI DI ROMA Mi chiamo Peppino Rotondo, in anagrafe Giuseppe e sono un teroforo del 1960. Vivo a Milano sin dal 1961.Mi riferisco alla celebrazione del cinquantenario dei XVII Giochi Olimpici di Roma 1960 - 2010. Certamente ogni tedoforo di qualsiasi tempo, vive questa particolare e ambita esperienza con entusiasmo ed emozione e personalmente sento il piacere di riportarela mia ripercorrendo alcune fasi che più di altre mi sono rimaste nella mente e nel cuore. putroppo non ho foto o filmati da riprodurre sebbene, come ogni tedoforo, sia stato filmato e fotografatoda molte persone! Dopo le eliminatorie per poter essere ammessi a ricoprire il ruolo di tedoforo,fummo accessiorati della completa necessaria dotazione di vestiario, (tuta, maglietta con pantaloncini calze bianche e scarpette oltre che della fiaccola di bronzo) che abbiamo sfoggiato in piazza e per tutto Crotone in quella stupenda sera del 19 agosto quando il braciere ardeva col fuoco d'Olimpia in piazza Pitagora. Alle 4 del mattino del 20, su indicazioni del prof. Belluomo, allora insegnante di educazione fisica al Liceo Pitagora, ci ritrovammo in piazza, di fronte al municipio, dove ci attendeva una camionetta dell'esercito. Fummo fatti salire e quindi disseminati ad una distanza di circa 1500 metri l'uno dall'altro, sulla 106, la strada tracciata per arrivarea Roma. Verso le 5 fui lasciato al bivio di Strongoli dove era stato eretto un palco (vedi foto) intorno al quale si era assiepata già tanta gente in attesa. Vi salii il Sindaco del paese mi si avvicinò e mi raccomandò di non lasciare subito il palco perchè avrebbe detto due parole prima che io potessi proseguire con la mia fiaccola accesa. Ad un certo punto avvertii il rumoreggiare della gente come un messaggio; infatti da li a poco salì sul palco il tedoforo che avrebbe passato il fuoco dalla sua fiaccola alla mia. Era Annibale Tancredi (vedi foto), mio carissimo, inseparabile e fraterno amico che, anche in quel caso la sorte aveva scelto di unirci in un ricordo che ci avrebbe maggiormente legato e accompagnato per tutta la vita. Ero pervaso da una incontenibile emozione e da un grande senso d'orgoglio ma anche di paura che riprovo ogni qual volta che mi tornano in mente quei momenti e allora mi rivedo tedoforo portare la fiaccola accesa. Ricordo benissimo quel brivido che mi percorreva la schiena:io, Peppino, giovane studente liceale crotonese, portatore del sacro fuoco d'Olimpia che un lontano tempo raccoglieva mitici personaggi di tuttal'antica grecia, che gareggiavano solamente per essere incoronati con la corona dall'oro. Io emule di un antico evento vissuto da mitici personaggi della nostra storia: Astylos e Milone di Crotone, Crison di Imera, Leonidas e Diascoras di Rodi, Astylos di Siracusa...Il Sindaco parlava e non mi permetteva di andare perchè teneva saldamente il mio braccio che reggeva la fiaccola accesa, ma quando avvertii che la morsa si allentava mi girai a sinistra, senza sapere se avesse terminato di parlare: ma il mio compito era quello di andare per mantenere la media dei tempi dovuti. Scesi i gradini del palco e mi ritrovai in un corridoio di persone in fests: le loro voci ed i loro cori erano indistinti e si fondevano in un unico rombo come di marea in piena. Flash di macchinefotografiche, mani che applaudivano sulla mia testa, ondeggiamenti di visi e di corpi... Andavo in questo stretto corridoio umano che si allargava solamente per consentirmi appena il passaggio... Poi le persone divennero più rade e piano piano scomparvero con le loro voci. Mi ritrovai in mezzo ad una staffetta di quattro motociclisti della polizia stradale che accordavano la velocità della loro moto alla mia corsa e quando si raggrupparono a due a due precedendomi, allora sentii il mio passo sull'asfalto in sintonia col mio respiro, notai i filari di alberi di ulivo nei campi, sorpassai alcune persone ai bordi della strada che guardavano meravigliati. Ricordo come fosse ora che ad un certo punto a destra sparirono gli alberi e si prospettò un campo aperto con due contadini che fermarono il loro lavoro e appoggiati ai loro arnesi toglievano i loro cappelli dalla testa per appoggiarli dalla parte del cuore. E questo ricordo mi è molto caro!. A circa 1500 metri dal bivio di Strongoli passai il sacro fuoco d'Olimpia a Mariolino accendendo la sua fiaccola, non ricordo il suo cognome, e mentre lui proseguiva mi fermai ai bordi della strada. Mi passò davanti l'ambulanza, un graosso furgone della RAI, auto di varie testate di giornali ed un lungo corteo di altre auto, moto, furgoni. Fui caricato su un camio dell'esercito che ci raccolse tutti e ci riportò a Crotone. Oggi, ogni qualvolta passo dal bivio di Strongoli mi fermo e mi piace osservare quel tratto di strada dove sorgeva il palco e dove la gente faceva ala al passaggio del sacro fuoco d'Olimpia. A distanza di 50 anni la mia fiaccola è con me, nel mio studio ed è oggetto di curiosità di amici e soprattutto dei miei nipotini che spesso vogliono provare a portare la fiaccola in bronzo in giro per casa, così "come il nonno l'ha portata al bivio di Strongoli". A me basta ogni tanto riaprire il suo contenitore per impugnarla ed alzarla a metà braccio, quasi a voler ripercorrere un tragitto di 1500 metri d'orgoglio e di ricordi. Milano 18 agosto 2010 Giuseppe Rotondo
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