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Chiesa della SS. Trinità

Chiesa della SS. Trinità

Situata all’interno delle mura, la chiesa compare all’inizio del Seicento. Essa è una delle sei chiese che secondo la relazione del 1625 del vescovo Sebastiano Ghislieri erano quasi distrutte, tanto che non ci si poteva celebrare le funzioni sacre e che il vescovo si adoperò a far restaurare44. Si sa che nell’ottobre di quell’anno nella chiesa erano fondate due cappellanie entrambe vacanti; una per morte di Antonio de Aragona  e l’altra per quella di Annibale de Campitelli. Esse con le loro rendite che assommavano a 24 ducati annui, furono concesse da Urbano VII al chierico  strongolese Ferrante Caparra45. Le vicende della chiesa furono particolarmente legate a quelle dei feudatari di Strongoli. Francesco Pisciotta, principessa di Strongoli, nel giugno 1663 per testamento lasciava ducati trecento per dotare un beneficio di giuspatronato da erigersi nella chiesa col peso di celebrare due messe alla settimana per la sua anima. Nello stesso tempo disponeva che lo giuspatronato si doveva fondare nell’altare che lei stessa aveva fatto erigere e adornare dentro la chiesa. Inoltre faceva un lascito affinché nella stessa chiesa si celebrassero altre tre messe alla settimana da sacerdoti scelti dal suo erede, cioè una messa dedicata allo Spirito Santo, una a Sant’Antonio da Padova ed una  a San Domenico46. L’interessamento per la chiesa da parte dei feudatari di Strongoli proseguì anche successivamente. Tra gli oneri da versare alla morte di Francesco Campitelli troviamo che vi erano ducati 42 che dovevano essere dati ogni anno al cappellano della chiesa per legato di Domenico Campitelli seniore47. Inoltre al tempo del successore Domenico Pignatelli nella chiesa vi era un altare o cappella dedicata ai santi Didaco e Antonio di iuspatronato del principe di Strongoli, che aveva il diritto di presentare il coppellano o rettore48. La chiesa esisteva ancora alla fine del Settecento.

NOTE

49. Russo F., Regesto, 15222, 17871 sgg.

50. Rel. Lim. Strongulen., 1594, 1597.

51. Rel. Lim. Strongulen., 1625.

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