Strongoli.org - ARCHIVIO FOTOSTORICO BIBLIOGRAFICO - STRONGOLI
  Home - Archivio - Pagine - GeoTime - Chi siamo BG Color:           
|  Eventi |  Foto |  Ritratti |

ANTICHI MESTIERI – U FORGIARU ( IL FABBRO )

ANTICHI  MESTIERI

“U FORGIARU”  IL FABBRO

 

Tra gli antichi mestieri, presenti a Strongoli, vi era quello del  forgiàru, che, al lavoro del modellare il ferro per costruire attrezzi, ringhiere ed altro, associava quello del maniscalco.

 

Da ragazzo andavo spesso a curiosare presso la fucina ( fòrgia ) di questi maestri del ferro, perché mi interessava sapere come facessero a modellare un  materiale così duro; ed anche perché mi affascinavano quel rumore metallico prodotto dai colpi della mazza  dell’aiutante alternati a quelli della mazzetta del maestro sul ferro incandescente e quelle scintille ( spìssuli ) che sprizzavano         ( spissuliàvinu ) in ogni direzione.

A disposizione del fabbro ( forgiàru ) vi era una serie di attrezzi senza i quali sarebbe stato impossibile esercitare quel lavoro. Principalmente egli si serviva della incudine ( a ‘ncùjina )  sulla quale batteva il pezzo di ferro reso incandescente dalla combustione del carbone fossile. L’incudine poggiava su di un grosso tronco di legno attorno al quale erano infissi dei grandi chiodi che servivano per appendervi gli attrezzi necessari: martelli di diversa dimensione, peso e grandezza - uno di questi era detto mazzetta - grosse e lunghe tenaglie; e altri utensili che dovevano stare a portata di mano. Per tagliare il ferro si serviva di un martello con una parte tagliente ( trancia ) e  per eliminarne le asperità usava la lima piatta ( lima chjàtta ).  Un attrezzo indispensabile del fabbro era la morsa ( morza i ferru ), che gli consentiva di tenere fermo ogni pezzo di ferro da lavorare. Per affilare i ferri da taglio usava una grande mola  ( l’ammulatùru )

 

Il carbone fossile, usato per riscaldare il ferro, era alimentato dal mantice ( mànticiu ), grande contenitore d’aria a forma di otre azionato da due lunghi manici di legno, che successivamente fu sostituito dalla  vèntula (ventilatore più versatile e meno ingombrante del precedente situato su un tavolo di ferro).

 

Il fabbro esercitava anche il mestiere di maniscalco.

Presso la  forgia sostavano spesso i quadrupedi da ferrare e mi divertivo nell’osservare come  un ferro qualsiasi potesse diventare una calzatura  del cavallo, del mulo o dell’asino. Questa era a forma di U e denominata  scerra. Il fabbro, dopo aver modellato i ferri e praticato su di essi una serie di fori ( buchi ) per mezzo di un punteruolo di acciaio, nei  quali applicare i chiodi ( i pòsti ), li immergeva in un secchio ( catu ) pieno d’acqua, al fine di temperarli. Dopo un breve lasso di tempo si sedeva su uno sgabello di legno e, con l’aiuto del garzone ( discìpulu ) il quale faceva in modo che  l’animale piegasse la zampa, fissava il ferro sullo zoccolo. Se le bestie si agitavano venivano legate e tenute ferme con un laccio che stringeva loro le narici. Poi con la rosetta  ( rròina )  iniziava ad appianare le unghie delle bestie in modo che il ferro, ancora rovente, si adattasse in modo perfetto sulla zampa dell’animale. Quando applicava il ferro, ancora scottante, all’unghia, questa, bruciandosi, effondeva nell’aria un caratteristico odore di bruciato talmente disgustante che mi costringeva ad allontanarmi il più presto possibile da quel luogo.

 

A Strongoli esercitavano  questo mestiere i maestri: Cavarretta Luigi, Forciniti Domenico, Luciano Russano e poi i figli Francesco e Stefano; Bisceglie Salvatore, Labennarda Antonio detto mastru ‘Ntonu u cutrisu e Lonetti Giovanni  detto ………………..

 

 

La ricerca di cui sopra è stata fatta presso un vecchio artigiano Stefano Russano (vedi foto) e presso i figli di artigiani defunti, non c’è tutto, ma di tutto, del vecchio mestiere del fabbro.

Sito finanziato da C.Perri e realizzato da Nezwork.it